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Copertina Newsletter n°2
Il kenya non ce la può fare da solo
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IL KENYA NON CE LA PUO' FARE DA SOLO...
L’aiuto internazionale perché la crisi abbia fine non è importuno ma un dovere morale, e i nostri
leaders devono comprenderlo. Wangari Maathai - The Guardian, 22 febbraio 2008.
La crisi post elettorale in Kenya resta una questione irrisolta. Il danno all’economia del paese è grave: turismo, orticultura e altre industrie che dipendono dalle esportazioni oltreconfine stanno vacillando. Migliaia di fonti di sussistenza, assieme agli investimenti in tutta la regione, sono minacciati ed al collasso. Mentre la situazione in Kenya si aggravava - con omicidi, stupri, incendi di proprietà, saccheggi, e con lo sfollamento di migliaia di persone in tutto il paese - la comunità
internazionale è stata sollecitata a fornire aiuto. Molti paesi hanno risposto, fornendo assistenza umanitaria di base e supporto logistico. Per questa ragione, io e molti altri keniani siamo molto grati. La comunità internazionale ha anche cercato di convincere i due rivali, Mwai Kibaki e Raila Odinga, a negoziare una soluzione politica sulla scia delle contestate elezioni presidenziali. Ma una risoluzione è ancora lontana dal Kenya, nonostante gli sforzi di Kofi Annan, l'ex segretario generale delle Nazioni Unite, e il suo team, che include l'ex first lady mozambicana, Graça Machel e l'ex presidente della Tanzania, Benjamin Mkapa. Nel corso delle ultime settimane una serie di altre personalità africane hanno partecipato agli sforzi di mediazione, e tra di loro il presidente del Ghana e segretario dell'Unione africana John Kufour, il Presidente dell'Uganda Yoweri Museveni,
e l’arcivescovo Desmond Tutu. Tuttavia alcuni politici keniani sostengono che questi sforzi rappresentino un’ indebita ingerenza
negli affari interni del paese. Secondo loro, dovrebbero pensarci i keniani a risolvere i propri problemi. Mentre questo discorso potrebbe apparire patriottico, invece è esattamente l'opposto. Questi politici sanno quanto il Kenya dipenda dalla comunità internazionale - e fino a che punto le altre nazioni della regione dipendano dal Kenya. Per di più, per essere dei leader degni di uno stato indipendente e sovrano, i politici del Kenya dovrebbero aver dimostrato la capacità di gestire la crisi. I leaders della comunità imprenditoriale, della società civile e delle organizzazioni religiose, tra gli altri, si sono appellati ai politici affinché si ponesse fine alla violenza. Ma costoro non avrebbero mosso un dito, neppure se la carneficina fosse aumentata.
In Rwanda, la comunità internazionale in gran parte ha lasciato che fossero i politici a risolvere il caos che essi stessi avevano creato, per arrivare poi ad un terribile genocidio in cui quasi un milione di persone sono state uccise. Quando tutto finì, il mondo si chiese perché i tempi per reagire fossero stati così lunghi. Oggi, milioni di persone stanno sollecitando un intervento nelle crisi in Darfur, Somalia, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, per citarne solo alcuni. Nel ventunesimo secolo, il mondo non dovrebbe stare a guardare mentre dei cittadini sono incitati ad uccidersi e mutilarsi l’un l’altro perché i politici non riescono ad accordarsi su come gestire lo stato. La comunità internazionale ha la responsabilità morale di intervenire quando la vita e i diritti umani sono in pericolo su scala così elevata. Permettere al nostro ego di cittadini keniani di sentirci offesi dal coinvolgimento internazionale è un travisamento che può solo dare man forte ai fautori della linea dura tre le fila di Kibaki e di Odinga. Come ha detto il Segretario di Stato nordamericano Condoleezza Rice durante la sua visita a Nairobi questa settimana: "Il tempo per una soluzione politica era ieri". L'attenzione – e il supporto – deve ora focalizzarsi sulla squadra delle Nazioni Unite per il dialogo e la riconciliazione in Kenya, così da trovare una soluzione duratura. La responsabilità per una soluzione è nelle mani dei gruppi di mediazione rivali. Spetta a questi leader dare priorità al Kenya. Io, insieme a milioni di altri keniani, li esorto a trovare una soluzione duratura basata sulla giustizia, l'equità e il bene comune. |
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